«Chi sei?»
Con voce cupa, quasi impercettibile, risponde:
«Sono Testa di Medusa».

«Caspita… faccio quasi fatica a sentirti, eppure non riesco a staccarti gli occhi di dosso.
Mi racconti come si vive da Testa di Medusa?»

«Certo. Io occupo spazio».

«Spazio? In che senso?»

«Nella mente delle persone. Le incanto e mi allargo, incanto e divento prepotente, intrusiva».

«Detto così, ammetto che mi metti un po’ di timore».

«È esattamente il mio scopo: bloccarti nel crescere. Voglio che tu pensi solo a Testa di Medusa, cioè a me. Ti dico io a cosa pensare, con quale frequenza e intensità. Sono la tua ossessione, come una febbre che sale fino a 40 gradi».

«Caspita, dev’essere difficile condurre una vita così. Perché lo fai?»

«Per avere il controllo. Controllo quella parte della mente che più mi spaventa: i desideri».

«E perché i desideri ti fanno paura?»

«È chiaro: ti rendono libero, ti portano fuori dal solco tracciato, lontano da ciò che conosci, fuori dall’equilibrio che tiene insieme ogni cosa, senza scosse».

«È un pensiero complesso il tuo. I desideri sono sacri, muovono la vita. Ti spingono a crescere, ad esplorare. Altrimenti resti immobile e non onori né la tua vita, né quella dei tuoi genitori».

«Detto così sembra facile, ma non lo è. I miei serpenti incantano per non sentire la paura. Ho tutto sotto controllo. Io ho paura di camminare troppo veloce… e allora rallento e mi rifugio nei pensieri».

«Ho capito! Le meduse sono i pensieri che ruminano di continuo, perché hai paura dei desideri, dei cambiamenti che ti portano fuori dalla tua zona di comfort».

«Sì… vedo che stai comprendendo».

«Ci provo e ti invito a fare altrettanto: prova a osservare la paura come un freno a mano tirato e a guardare ai desideri come la benzina che muove la tua vita. Segui i tuoi ritmi e non spaventarti se, in alcuni momenti – come nell’adolescenza o nell’età adulta – è necessario accelerare. Perché, alla fine, ciò che conta è la danza: un ritmo che ti permetta di respirare, scoprire e accettare che la vita, anche se tu non vuoi, non è sotto il nostro controllo umano. Eppure è proprio lì che si aprono nuovi orizzonti».

«Non ne sono convinto. Le idee che ho in testa sono perfette. Mi sembra che tu voglia convincermi che il controllo è sbagliato».

«Non è ciò che voglio. Ti chiedo di contemplare una nuova prospettiva: io ho il controllo, ma posso anche non averlo».

«Ci penserò».

«Va bene. Ci rivedremo, Testa di Medusa, perché ho capito che dobbiamo trovare insieme una strada percorribile per te».

«Non lo so, non sono convinto che tu abbia capito la magia del controllo: solo sicurezze e certezze!»

«E la fatica? O meglio, l’ossessione? La rigidità? La solitudine? E poi accade l’imprevisto, dove tu non hai il controllo: come fai, Testa di Medusa?»

«Non lo so, non mi è mai accaduto. Invece mi sento sola, perché gli altri si allontanano, o meglio: li pietrifico tutti!»

«Infatti!»

«Fissiamo un nuovo appuntamento, anche se i serpenti che hai in testa un po’ mi inquietano. Non mi pietrificare con il tuo sguardo!»

«Tutti hanno paura di me e dei miei pensieri perfetti: il potere del controllo!»

«Io sono pronta, ho degli antidoti che ti farò provare. Ciao».

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