CAMBIAMENTO: PERICOLO E OPPORTUNITÀ

Come affrontare un difficile cambiamento: leggere il Cambiamento come Evoluzione.

Più è critico il cambiamento come la diagnosi di una malattia, perdere il lavoro, un tradimento, la morte di una persona cara, più è impegnativo riprendere in mano la propria vita, ma non è impossibile.


CRISI: PERICOLO e OPPORTUNITA’

Nella cultura millenaria dei Cinesi, il concetto di Crisi viene identificato in due ideogrammi con un doppio significato: Pericolo e Opportunità.

In Greco significa scelta. Etimologicamente significa: scegliere di essere diverso da una condizione precedente.
Quando c’è un cambiamento da affrontare istintivamente l’essere umano lo legge come perdita, quindi pericolo. Perdita del conosciuto, per andare incontro al non conosciuto e quindi a uno stato d’incertezza. La crisi economica, la diagnosi di una malattia sono condizioni difficili, dure, ma l’atteggiamento mentale può fare la differenza.

Certo, vedere il cambiamento come un’opportunità non è facile, ma di fatto il cambiamento avviene in ogni istante della vita. Ci sono  cambiamenti scelti e che fanno stare bene perché sentiamo d’ essere noi in prima persona a scegliere e piccoli cambiamenti che avvengono naturalmente ma, “distratti” dalla nostra stessa vita, non ce ne accorgiamo.
Se impariamo a notare per tempo i piccoli cambiamenti, sarà molto più semplice adattarci a quelli grandi quando arriveranno, anche attraverso un atteggiamento di flessibilità.
Capita frequentemente di cercare degli Alibi per non cambiare perché lamentarsi o delegare sempre agli altri le responsabilità del nostro stare male diventa un nascondersi dietro a un dito pollice.
Lo stare male, la paura stessa, diventano la zona di comfort; una sorta di comodità dove è possibile continuare a lamentarsi e non rimboccarsi le maniche, pur utilizzando le risorse e i talenti che tutti abbiamo ma che forse non conosciamo.
Usa il tuo talento qualunque esso sia. I boschi sarebbero terribilmente silenziosi se cantassero solo gli uccelli che cantano meglio”
“Chi si è permesso di cambiare la mia vita?”
“Avrò pure dei diritti sulla mia vita. La colpa è di qualcun altro. Dovrei ottenere qualcosa in cambio, una sorta d’indennizzo.”
Esprimere un pensiero di questo tipo quando si vive un cambiamento
non deciso in prima persona, sentirsi “ vittima” della vita, fa rimanere fermi e limita le possibilità di ripresa. Forse smetterla di rigirare la questione e cercare qualche cosa di nuovo è la possibilità di tornare a stare bene, di ritornare a essere più protagonisti delle nostre decisioni.
“Talvolta le cose cambiano e non tornano più le stesse. Adesso sembra proprio uno di quei momenti ed è capitato a noi.” Questa è la vita. La vita va avanti e noi dobbiamo fare lo stesso.


Cosa genera l’attesa?

Preoccupazione, frustrazione, nervosismo, insicurezza, aumenta lo stress e la criticità della situazione. Continuiamo a fare e rifare le stesse cose e poi ci chiediamo come mai la nostra condizione non migliora. Queste sono le conseguenze delle paure.

L’immaginazione aiuta.

Provare a immaginare come potrebbe essere il dopo, affinché il Nuovo sia meno nuovo, più conosciuto, con degli ancoraggi emozionali:
“Che cosa provo a immaginarmi in una condizione nuova?” Il desiderio diventa benzina, spinta ad andare verso il nuovo, il conosciuto.
Quando finalmente si decide di cambiare possono sorgere nuove paure: di avere aspettato troppo.
Aspettare troppo a reagire significa indebolire la mente, lo spirito, e la perlustrazione della strada nuova diventa molto faticosa.
Chiedersi “Che cosa farei se non avessi paura?”
“Andrei verso una direzione inesplorata.” Questa è sempre stata la risposta.
Quando superi le tue paure ti senti libero.
E’ una mente libera che ci fa esseri umani liberi! Quindi protagonisti attivi della propria vita.


ATTEGGIAMENTO MENTALE

Quando cambiano le nostre convinzioni, cambiano anche i nostri comportamenti: si può credere che un cambiamento sia dannoso e quindi opporvi resistenza, oppure si può credere che andando verso il nuovo si possa accettare con gioia il cambiamento.


TUTTO DIPENDE DA CIO’ CHE SI E’ DECISO DI CREDERE.

Spesso vorremmo essere sempre più protagonisti della nostra vita ma il bisogno di funzionare come quando eravamo bambini alla ricerca di protezione ci spinge ad allearci con le nostre paure e non agire un vero e profondo cambiamento.
Cambiare significa impegno, faticoso ma non impossibile. Significa sostenere gli sforzi per un lungo periodo prima di vedere e di sentire i benefici degli obiettivi raggiunti.
“Ciò che raggiungiamo velocemente si consuma altrettanto velocemente”, ho sentito dire da mia nonna quando non avevo ancora idea di che cosa volesse dire VIVERE DA GRANDI; immaginavo che diventare grandi significasse essere liberi di fare ciò che si vuole.

Oggi so che non è così! Grazie anche al mio lavoro “privilegiato” in cui ho la possibilità di incontrare molte persone che mi parlano di sé. Sono io stessa ad aiutare l’essere umano a trovare prima di tutto la propria libertà dentro di sé. Molte volte si delega a quello che possediamo, allo stato sociale, ai kg che pesiamo il compito di renderci felici, liberi, forti, sicuri di noi….ma non è così.

Certo, avere un’immagine gradevole che ci soddisfa aumenta l’autostima ma non è una corazza che ci protegge dalle minacce esterne (ovvero la paura del giudizio degli altri), ne tantomeno dalle minacce interne (la sensazione d’insicurezza e gli stati d’animo di fragilità).
La conquista della fiducia in noi stessi passa dal conoscere chi siamo e  capire sia i talenti in nostro possesso sia i condizionamenti che ci auto-diamo. E’ la condizione interiore, è come noi ci rappresentiamo interiormente, ovvero l’immagine interiore di come ci leggiamo nella vita che ci fa sentire forti o deboli.


JULIO VELASCO E LA TEORIA DEGLI ALIBI

“L’attaccante schiaccia fuori perché la palla non è alzata bene; ma la palla non è alzata bene perché chi riceve non lo fa nei migliore dei modi. Quest’ultimo non può a sua volta delegare/scaricare la colpa sull’avversario che la batte troppo forte ed è costretto, suo malgrado, a interrompere la catena scarica barile che Velasco definisce la cultura degli alibi. La realtà è come è, non come noi la vogliamo.
Quando non raggiungiamo un obiettivo, possiamo anche attribuire molte colpe ad altre persone o al destino ma frequentemente le cause esterne a noi ci servono come scuse per non ammettere la nostra responsabilità. Perché si cercano degli alibi?
In parte per salvaguardare l’autostima, perché scoprire di essere inadeguati non piace a nessuno, in parte perché ci togliamo dalla fatica di lavorare sull’unico fattore realmente modificabile e puntare al successo: noi stessi.”