Ho imparato ad addentrarmi negli ampi spazi dell’anima, a trovare il coraggio di sondare le infinite solitudini che albergano dentro ciascuno di noi -spazi dell’Assoluto e, come tali, terreno di straordinarie scoperte interiori- camminando lungo i sentieri delle mie montagne e respirando a pieni polmoni nei boschi immensi della quiete.

Era un inverno complicato, avevo lasciato l’ennesimo posto di lavoro a tempo indeterminato e un passato sospeso, mai compreso e accettato pesava malamente sulle mie giornate. Avevo deciso di affittare tutto l’anno una casa in montagna e cercavo di trascorrere il maggior tempo possibile da sola, perché sentivo l’urgenza di ascoltarmi. Dopo un’intensa nevicata, ero salita alla conca del lago di Lova e mi ero ritrovata in un mondo bianco. Un fitto strato di candore copriva ogni cosa: gli abeti, le baite, il lago. Il silenzio era intenso, ma animato da tante presenze nascoste, rese visibili dalla neve stessa. Improvvisamente, mi si presentò alla mente un’immagine e mi si definì chiaramente un pensiero. Nei boschi attorno al lago, c’erano 5 fonti: della Bellezza, dell’Armonia, della Speranza, dell’Amore, della Verità. Inizialmente, potevo trovare e raggiungere le prime due fonti. Avevo sempre una gran sete, certamente placata dall’acqua delle due sorgenti, ma mai completamente soddisfatta. Bellezza e armonia appartenevano senz’altro alla mia vita e alla mia quotidianità, ma avevo bisogno di altro. Dopo qualche settimana, raggiunsi la fonte della Speranza. Una tale conquista mi riempì di felicità, perché non si può vivere senza speranza! Nonostante la mia visuale sulle cose avesse iniziato a cambiare, prefigurandomi orizzonti meno grigi, nemmeno questa fonte mi dissetava a lungo.

C’è voluto parecchio tempo, successivamente, per raggiungere la fonte dell’Amore. La sua acqua mi disseta profondamente anche adesso. Oggi so di amare e di essere amata. La fonte della Verità resta misteriosa…ma forse è un tutt’uno con la fonte dall’Amore. O forse no. Io procedo curiosa e stupida tra i luoghi e le fonti dell’anima e della vita.

Ho fatto pace con un passato che non accettavo e di cui mi vergognavo riflettendo salendo e scendendo per lo stesso sentiero, centinaia di volte. Questo sentiero si apre dopo due grandi massi, che mi piace chiamare “i custodi del silenzio”. Da lì, io entro in un mondo tutto mio, dove ho imparato ad ascoltare la voce degli abeti, saggi maestri, e quella del silenzio. Su quella via per il Monte Altissimo ho incontrato le domande che non mi riuscivo a fare e pure tante e fondamentali risposte. A volte, non si riesce a dare il nome alle cose che ci provocano disagio o dolore, non si riesce a trovare la strada da percorrere e a capire ciò che si vuole, perché non si riconosce la domanda da porsi.

Qualche anno fa, immettendomi sul mio solito sentiero, ho incontrato una bambina di circa dieci anni, castana, con gli occhi verdi, che se ne stava cavalcioni, sorridente, su uno di quei due grandi massi. Nel vederla, le avevo chiesto se si fosse persa, ma lei mi aveva risposto che stava aspettando i suoi genitori. Nei giorni successivi, ho continuato a incontrarla, trovandola sempre seduta su quello stesso masso, ogni volta più triste e spaventata. Ad un certo punto, l’ho riconosciuta pescando tra ricordi belli e brutti. Col tempo, io e lei abbiamo imparato ad avvicinarci, a toccarci, ad abbracciarci. Successivamente, l’ho presa per mano e l’ho portata sul sentiero con me. Oggi, quella Federica ride e salta gioiosa dentro di me. L’ho accolta con il cuore spalancato e le voglio un bene incondizionato. Quella Federica è la cifra del valore immenso della vita e della straordinaria ricchezza interiore degli esseri umani che si genera anche attraverso l’esperienza, il vissuto personale.
Talvolta nascere non basta, perché è necessario rinascere per poi far nascere.

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